Studi di Forma - Fiorenzo Mascagna
Studi di Forma - Fiorenzo Mascagna

Opere che hanno come sfondo il cielo

Non sono mai stato un modellatore, ho usato poco l’argilla e ancor meno mi sono servito di disegni preparatori per realizzare le mie sculture.

L’origine della mia opera non è dunque da ricercare nella carta ma nel bozzetto costruito spesso in legno, in gesso scolpito e alcune volte in pietra. Questo atteggiamento è già una premessa che conduce l'oggetto verso lo spazio urbano.

Nella pietra ho trovato l'essenza del quotidiano: l'orizzontalità si è spesso imposta sulla verticale e le mie forme hanno assunto spesso le sembianze di fontane.

E' stato l'incontro con lo spazio urbano a determinare le scelte stilistiche che hanno visto prevalere le forme a incastro.

Si è sempre tattato di opere realizzate per uno spazio prescelto ed è stato naturale subirne i condizionamenti. L'opera che va a interpretare un ruolo ha intorno altri personaggi sotto forma di palazzi, alberi o orizzonti che vanno considerati.

E' il senso comunitario quello che prevale quando l'opera che si andrà a realizzare apparterrà a tutti.

D'altra parte "Urbanistica" sta a significare spazio collettivo del rituale umano.

L'opera, necessariamente grande, e in continuo rapporto con lo spazio, non può essere gestita attraverso il disegno che al massimo può descriverne alcuni aspetti. 

Per ottenere un buon controllo sulla forma diventa necessario operare attraverso il bozzetto. 

"Specchio d'acqua", travertino. Civitella del Lago (TR)
Simulazioni di opere monumentali in pietra

Per dare l'idea compiuta di quello che si andrà a fare è spesso necessario realizzare un modello in scala nel materiale prescelto per la scultura. Il modello, opportunamente fotografato consente una realistica contestualizzazione dell'opera, come in questi casi.

Per ottenere il massimo controllo sulla forma e sui processi in atto, è necessario che progettista e scultore siano compresi nella medesima persona, a meno che il progettista esterno non dia ampie deleghe all'artista per realizzre l'opera.

"Fontana dell'incontro" trachite rosa. Penne in Teverina (TR)

Le sculture che prevedono come sfondo il cielo obbligano a una profonda conoscenza dei materiali. E' in questo senso che si è artigiani delle proprie idee. Progettare un'opera non è mai sufficiente quando la scultura dovrà essere realizzata per durare nel tempo e offrire la massima plasticità alla forma.

Sono le dimensioni dell'opera che obbligano a un atteggiamento operaistico.

Si è di fronte alla scultura come un muratore è di fronte a una parete. Gli intellettualismi tacciono in quei momenti perché la pietra richiede risposte certe e sicure.

Nessun aiuto potrebbe sentire la giusta inclinazione da dare alle pietre.

Ci si può soltanto servire degli strumenti tecnici che l'industria è in grado di offrire, ma di fronte all'opera si è sempre soli.

E' di queste solitudini che vive il lavoro dello scultore. Ci sarà tempo per i discorsi e le parole, ma uqando si lavora occorre dare spazio all'operaio che vive dentro l'idea della scultura. Semmai c'è il sapersi ascoltare perché nulla di quello che si sta facendo giunge mai per caso.

"Le quattro stagioni" travertino. Civitavecchia (RM)

Il lavoro che si va a fare si compone in un giorno fatto di tanti giorni, perché l'opera è uno srotolamento di immagini che non prevede iinterruzioni. Sbagliato pensare che si possa fare una buona scultura mettendoci in mezzo impegni di altro tipo. Perdere il filo del ragionamento scultoreo corrisponde alla fatica di saperlo riannodare.

"Monumento alla civiltà agro-pastorale" Trachite rosa. Giave (SS)

Di questo sentirsi piccoli di fronte all'opera se ne conserva il ricordo e l'insegnamento di umiltà che il ricordo prevede.

Il mio maestro M. Conte diceva che la scultura è una specie di direzione d'orchestra: "Gli strumenti che suonano devi conoscerli bene, e se per conoscerli occorrono anni devi saper aspettare". E' la pazienza dunque la materia prima della scultura monumentale.

Se si è giovani scultori fino a cinquant'anni ci sarà pure un motivo.

"Girotondo delle piccole cose" travertino. Caprarola (VT)

La scultura è un'arte difficile perché non si può essere soltanto architetti o soltanto artigiani, occorre far convivere atteggiamenti diversi. E' un equilibrio complicato da raggiungere e ancora più difficile da mantenere perché la tendenza umana è quella di far prevalere l'immagine di noi che meglio corrisponde alla spendibilità sociale. Si è scultori quando rinunciando a una cattedra ci si sente a proprio agio dentro i panni da lavoro, perché come diceva Pietro Cascella la scultura richiede una assoluta dedizione di tempo.

In questo luogo dove prendono forma le mie idee discuto d'arte con me stesso ricordando gli insegnamenti dell'Accademia ma anche quelli dei maestri scalpellini e dei bravi falegnami che ho incontrato lungo la mia strada. Non posso non dire grazie alla VIMET che ospita da sempre il mio studio immerso all'interno di un'industria dove si lavora la pietra. Questa piccola depandance dell'ampio spazio dedicato alle lavorazioni è il mio mondo. Fortuna vuole che qui si possano realizzare opere in qualsiasi materiale e in tutte le misure.

Studio: via Sant'Egidio 11 Viterbo

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